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I disturbi dello spettro autistico

Le caratteristiche con le quali si esprime il disturbo dello spettro autistico sono variegate e dipendono dal livello di severità del disturbo stesso; nel complesso, il focus è puntato sulla qualità di socializzazione, di scambio relazionale e interpretazione degli stati mentali altrui, uniti a interessi ripetitivi e ristretti di hobbies, oggetti o azioni.

Tali difficoltà possono emergere sia nei primi mesi di vita del bambino, sia nelle fasi evolutive successive.

QUANDO EMERGONO I PRIMI SEGNALI?

I diversi disturbi del Neurosviluppo sono caratterizzati ognuno da un gruppo (o pattern) di comportamenti, facilmente riconoscibili e inquadrabili, che emergono durante i primi anni di vita del bambino, a vari livelli di intensità e di pervasività della vita quotidiana.

Nonostante la matrice del disturbo comprenda una predisposizione genetica e sia caratterizzata da un decorso evolutivo proprio specifico, intervenendo tempestivamente, anche grazie al progresso della ricerca e dell’attività clinica, le anomalie nel comportamento o dell’apprendimento di questi bambini possono essere modulate al fine di renderle maggiormente adattive e funzionali.

LE MODALITA’ COMPORTAMENTALI

Le modalità comunicative spesso caratteristiche del disturbo sono diverse e apparentemente indecifrabili, ma per comprenderle si può fare riferimento ad un filtro o ad una maglia, attraverso cui filtrano le informazioni in maniera più o meno “fluida”: ognuno ha la propria, con specifica grandezza e forma.

I bambini con disturbi di questo tipo hanno delle maglie molto particolari, fitte e difficili da penetrare; così, per poter creare uno scambio fluido e funzionale, è utile istruire il bambino su come allargare le maglie e consentire a tante diverse informazioni o stimolazioni di entrare ed essere codificate.

La regolazione delle “maglie” è un fenomeno molto importante, che deve essere sollecitato in tutti i modi, mediante ogni scambio o interazione comunicativa, in famiglia, a scuola, al parco, quando si fa sport e in ogni altro contesto sociale e stimolante.

La capacità di comprendere le intenzionalità dell’altro necessita di una maglia grande e flessibile per creare un interesse più espanso, più grande e proteso verso l’esterno.

Se il bambino è sollecitato ed esposto ad una modificazione delle proprie maglie, ha più possibilità di ingrandire il proprio pattern di comportamenti e interessi e di sviluppare maggiori abilità di condivisione, che in questo disturbo sembrano essere le problematiche-cardine.

Tradotto in termini sociali, ciò determinerebbe una maggiore apertura e possibilità di interessarsi all’altro, alle passioni o ai giochi in comune con altri bambini.

Ciò interessa anche la gestione degli hobbies, degli interessi e abilità concentrate su specifici ambiti; i bambini con Disturbo dello Spettro dell’Autismo presentano una modalità di avvicinarsi agli eventi, al gioco e all’altro molto rigida e schematica (la loro “maglia”): ciò che non coincide con essa, è fuori dal loro focus attentivo e, quindi, di interesse e di condivisione.

LE LINEE GUIDA

In questi bambini, la modulazione delle “maglie”, e quindi delle finestre di apertura e comprensione della quotidianità, può avvenire mediante l’uso di diverse strategie e modalità di intervento.

Le linee guida internazionali, che si basano su principi e ricerche scientifiche, sostengono che, per poter potenziare le abilità di apprendimento e comprensione socio-emotiva di questi bambini, sia necessario un lavoro di equipe.

La preparazione degli obiettivi a breve, medio e lungo termine, la loro condivisione e rimodulazione, i follow up e i confronti tra esperti sono la base da cui partire per poter ipotizzare un buon intervento, ma soprattutto un intervento funzionale, che vada a modulare e coinvolgere tutti i diversi ambiti di vita quotidiana del bambino.

Il bambino con autismo è un bambino spesso caratterizzato da rigidità cognitive, le quali possono essere “ammorbidite” solo se l’intervento e l’applicazione dei suggerimenti avviene trasversalmente nei diversi ambiti di vita quotidiana, al fine di poterli generalizzare.

INTERVENTI

Un disturbo, quello dello spettro autistico, variegato nelle sue modalità di espressione, molte sono le figure e quindi gli interventi che dovrebbero ruotare intorno al bambino e alla famiglia:

  • Terapie comportamentali, come l’ABA (Applied Behaviour Analysis) o ESDM (Early Start Denver Model) al fine di modificare i comportamenti disfunzionali che limitano l’apprendimento e renderlo più immediato, diretto, ecologico e generalizzato;
  • Parent Training, per poter consentire una generalizzazione e diffusione di ciò che avviene in terapia anche nell’ambiente domiciliare;
  • Intervento sulla scuola, al fine di ridurre quanto più possibile i momenti di frustrazione e modulare l’ambiente intorno alle difficoltà del bambino, per fargli vivere esperienze sociali e di apprendimento positive;
  • Intervento domiciliare, necessario solo a volte, per poter strutturare l’ambiente domestico e dare spunti di interazione e apertura delle “maglie” al resto della famiglia;
  • Quando il bambino sarà più grande, e se sarà necessario, si potrebbe introdurre una terapia cognitivo comportamentale al fine di lavorare su aspetti emotivi e sulle abilità sociali di questi ragazzi.

Ovviamente, ciò determina un forte dispendio economico, di tempo e un impegno non indifferente, soprattutto se si pensa che spesso i bambini con autismo hanno fratelli e sorelle che necessitano delle stesse medesime attenzioni; inoltre, i genitori lavorano, hanno i propri impegni e le proprie preoccupazioni.

In riferimento a ciò, gli interventi necessari per cominciare un intervento funzionale sono sicuramente i primi due, in grado di poter incidere positivamente sulla quotidianità e sulla qualità della vita del bambino.

IN CONCLUSIONE

Per poter comunicare con una persona che non parla la nostra stessa lingua, abbiamo bisogno di farlo con gesti o di impararla; ebbene, nel caso di bambini con Disturbo dello Spettro dell’Autismo, il fine è proprio quello di imparare ad entrare nel loro mondo, comprenderlo e dare loro strumenti di lettura della quotidianità funzionali, che loro non considerano o conoscono.

Questi bambini comunicano, non sono isolati o chiusi. Ciò che vediamo noi, con le nostre lenti, è isolamento, ma per loro non è così.

La missione è quella di intervenire con modalità riconosciute ed efficaci affinché la loro vita sia ricca di stimolazioni e di esperienze proprio come quella degli altri bambini.

Per fare ciò abbiamo molti strumenti a disposizione che ci suggeriscono che si può intervenire, si può agire al fine di modificare in positivo le loro modalità di interazione e comunicazione.

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