DSA: cosa sono e come si riconoscono
27 maggio 2017

Autismo: cos’è e come riconoscerlo

La parola autismo è spesso accompagnata da sentimenti di paura, preoccupazione e forte stress per i genitori che si trovano ad affrontare una situazione problematica di questo tipo. Sono davvero tanti i dubbi e le domande che si pongono. La più grande incertezza è quella di non sapere se il loro figlio riuscirà a vivere una vita normale. Cerchiamo insieme di capire realmente cos’è l’autismo e come riconoscerlo.

Il disturbo dello spettro autistico

L’autismo rientra nella categoria dei disturbi dello spettro autistico, un insieme di difficoltà legate ad alterazioni neurologiche nella fase dello sviluppo.

Un bambino che manifesta la sindrome di autismo potrebbe presentare dei problemi specifici nel linguaggio, nella comunicazione e nell’interazione sociale. I suoi comportamenti sono alquanto ristretti e ripetitivi e questi fattori compromettono le sue capacità relazionali anche con le figure di riferimento, come i genitori.

Non esiste una sola forma di autismo: l’insorgenza del disturbo può manifestarsi a livelli più o meno gravi, con caratteristiche diverse e terapie differenti. Ed è questo uno dei motivi che genera incertezza nei familiari del bambino che spesso non riescono a riconoscere il problema.

I segnali per riconoscere l’autismo

I genitori del bambino autistico, pur non avendo competenze mediche, possono accorgersi che qualcosa non va prestando attenzione a determinati segnali che sono indice di una problematica ben più seria.

I sintomi dell’autismo più frequenti sono:

  • Chiusura nei confronti del mondo esterno. Il bambino tende a vivere in una realtà propria e non si cura di avere rapporti con le persone che lo circondano e di condividere le sue attività con loro.

 

  • Chiusura affettiva. La tendenza di questi bambini è di chiudersi in se stessi e non manifestare emozioni. Di conseguenza non riescono a dimostrare il loro affetto e risultano assenti dal punto di vista emotivo.

 

  • Problemi nel linguaggio. L’apprendimento delle forme di comunicazione verbali è compromesso e risulta carente. Già nei primi anni di vita si nota nel bambino una certa difficoltà nell’esprimersi, con un vocabolario scarno e parole inesatte o formulate in modo scorretto.

 

  • Comportamenti ripetitivi. Il bambino tende a fare sempre le stesse cose e a muoversi con gesti ripetitivi. Se si cerca di cambiare queste abitudini, oppone resistenza.

 

  • Scarsa comprensione della comunicazione non verbale. Si nota in lui una certa difficoltà a capire cosa vogliano dire alcuni gesti compiuti dalle persone che gli stanno vicine e ad avere una propria gestualità facciale e mimica.

 

  • Scarso interesse per gli altri bambini. Non mostra alcun desiderio di fare nuove amicizie o condividere delle attività con altri bambini della sua età. Il bambino tende a isolarsi nel suo mondo anche se si tratta di partecipare ad attività ludiche di gruppo.

 

  • Movimenti scoordinati. Spesso questi bambini tendono a muoversi in modo poco coordinato, camminando senza prestare attenzione agli oggetti che ostacolano il loro cammino e urtandoli con noncuranza.

 

Il bambino autistico non sostiene lo sguardo di chi si trova davanti, anzi tende e distogliere gli occhi per dedicarsi alle sue stereotipate attività e limitare ogni forma di comunicazione, visiva o verbale.

Attenzione a non fare l’errore di pensare che il bambino autistico manifesta tutti questi sintomi contemporaneamente. A seconda della forma in cui l’autismo si presenta, si possono scorgere uno o più di questi sintomi, ma dipende sempre dalla gravità del problema.

Il bambino non risponde se lo chiamate ripetutamente per nome? Questo può essere un altro importante campanello d’allarme per rivolgersi ad un centro specializzato per una diagnosi precisa.

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I test per la diagnosi

Fare una diagnosi di autismo è un’operazione abbastanza complessa che richiede interventi di personale qualificato e specializzato, per evitare di confondere il disturbo dello spettro autistico con altre patologie neurologiche.

Gli esami a cui sono sottoposti questi bambini non rientrano nella categoria dei test medici che studiano e osservano la sua parte cerebrale, come TAC e risonanza magnetica.

La diagnosi dell’autismo si basa su metodi osservativi.

Il bambino è sottoposto ai cosiddetti test per l’autismo, che lo scrutano durante lo svolgimento di alcune attività appositamente predisposte.

I più comuni test effettuati per accertare la diagnosi di autismo sono:

  1. ADOS-2, Autism Diagnostic Observation Shedule-2nd Edition, che osserva il bambino mentre gioca, per individuare dei comportamenti atipici, soprattutto tendenti alla ripetizione.

 

  1. ADI-R, Autism Diagnostic Interview-Revised, che indaga sulla presenza di eventuali sintomi attraverso una precisa intervista fatta ai genitori del bambino.

 

Dopo aver accertato la presenza del disturbo si può procedere con l’attuazione di mirati trattamenti per l’autismo.

Come nasce la sindrome di autismo?

Ancora una volta gli studiosi si ritrovano in serie difficoltà nell’individuazione delle cause di un disturbo che colpisce in età evolutiva. Ipotesi e dubbi si alternano intorno all’autismo, che si manifesta in forme sempre diverse e rende più complicato stabilirne l’origine.

I ricercatori si trovano concordi nel dire che il problema ha delle basi genetiche. Ma, nel dettaglio, le modalità e le specifiche di come avviene questa ereditarietà dei geni è ancora poco chiara.

Le cause genetiche spesso si uniscono a cause di tipo ambientale: malattie o infezioni, complicazioni al momento della nascita e salute dei genitori, che in presenza di una predisposizione genetica potrebbero determinare l’insorgenza del disturbo autistico.

Le strategie per evitare le crisi di un bambino autistico

Tra le conseguenze più negative che si verificano nel comportamento del bambino autistico ci sono le manifestazioni di aggressività e gli scatti di ira. A volte, si parla di vere e proprie crisi che il genitore, o la figura presente accanto a lui in quel momento, deve imparare a gestire.

Queste dinamiche possono nascere quando il bambino viene privato di qualcosa, se non si soddisfano dei capricci immediati o nel caso in cui si distoglie dalle sue attività ripetitive.

Coadiuvati da uno specialista del settore, si possono seguire alcuni suggerimenti:

  • Migliorare la comunicazione con il bambino mediante l’uso di immagini. Ogni programma della giornata o novità deve essere documentata con dei disegni precisi per aiutare il bambino a capire quali sono i momenti per svolgere determinate azioni.

Esempio: se il programma è di andare al supermercato, si guarda la lista della spesa insieme e si disegnano o stampano le immagini dei relativi prodotti. Si stabilisce insieme che bisogna comprare solo le cose sulla lista. In questo modo è probabile che il bambino non faccia capricci per avere un giocattolo che non rientra nelle immagini.

 

  • Insegnare il rispetto delle regole a casa e fuori casa. La tendenza del bambino autistico è quella di isolarsi e vivere in un mondo a parte, incurante anche delle regole. Da parte del genitore è importante far acquisire il rispetto per le norme di comportamento da tenere in casa e, di conseguenza, anche quando si esce. Anche in questo caso è possibile aiutarsi con le immagini.

Esempio: Fare insieme un grande cartellone con le immagini stampate di tutte le azioni che si possono fare a casa e di quelle vietate. Gratificare il bambino ogni volta che rispetta una regola è un buon metodo per migliorare la sua capacità di rispettarle sempre.

 

  • Premiare il bambino quando si comporta in modo adeguato. Dare al bambino autistico degli incentivi reali, oltre alle gratificazioni verbali, è un modo per stimolarlo a comportarsi sempre meglio, rispettando le norme, evitando atteggiamenti aggressivi o facendo capricci eccessivi.

Esempio: Comprare un puzzle e dare un pezzetto per volta come premio per un atteggiamento giusto, una parola detta bene o un’uscita senza capricci. La voglia di ricevere il premio, che può essere anche un giocattolo, incide fortemente sul suo comportamento.

 

  • Insegnare le principali abitudini quotidiane. Un bambino autistico mostra delle difficoltà anche a svolgere quelle azioni abitudinarie che solitamente si imparano in modo quasi automatico con la crescita: lavarsi i denti, vestirsi e mangiare da soli. Stabilire delle sequenze può aiutarlo a farle diventare parte della sua routine.

Esempio: Stampare dei fogli da appendere accanto al letto con delle immagini in sequenza che raffigurano le azioni da fare durante la giornata. Orientare il bambino a seguire lo schema, serve per far acquisire sia le abitudini che l’autonomia nel compierle in modo adeguato.

 

Una delle domande più frequenti della mamme di bambini autistici è se dovranno per sempre continuare a utilizzare queste strategie con disegni e gratificazioni per ottenere dei progressi. E’ vero che i bambini devono continuamente essere stimolati e incentivati, ma con l’uso frequente di queste tecniche personalizzate, si tende a raggiungere una fase in cui si ottiene la completa acquisizione delle più importanti forme sociali e relazionali.

Una casa a prova di bambino autistico

Anche l’ambiente familiare in cui vive un bambino con un disturbo dello spettro autistico deve essere sistemato in modo tale da non confonderlo e aiutarlo ad avere stimoli costanti ma graduali.

Niente luci troppo forti o musica a tutto volume: il bambino con questo disturbo tende a sovraccaricare il cervello di informazioni e la musica può rivelarsi per lui assordante e la luce quasi accecante.

Niente disordine per casa, perché la sua mente è già spesso confusa e vivere in un ambiente disordinato può solo peggiorare la situazione.

Niente scatole di giocattoli troppo piene: deve essere il genitore a gestire, almeno inizialmente, le fasi di gioco del bambino, presentandogli solo qualche giocattolo per volta. Il rischio, in caso contrario, è di avere un bambino che si stanca subito del gioco e non concentra la sua attenzione su qualcosa in particolare. Inoltre per evitare comportamenti ripetitivi anche nelle attività ludiche, bisogna variare sempre la tipologia di giocattolo senza favorire solo le sue preferenze.

Dunque colori tenui, musica in sottofondo, stanza ordinata e giocattoli offerti con gradualità sono le parole chiave per una casa a prova di bambino autistico.

I genitori e l’autismo

I genitori di un bambino autistico devono essere aiutati nel percorso di crescita del figlio da uno specialista che li guidi nelle normali strategie educative e nei comportamenti affettivi e relazionali. Può essere d’aiuto utilizzare il cosiddetto parent training, un percorso di formazione rivolto proprio a loro.

I genitori, ma anche tutte le persone che stanno a contatto con il bambino autistico, come gli insegnanti e i familiari, possono dargli un aiuto concreto, affinché possa vivere una vita normale e quanto più possibile autonoma.

È possibile anche sfruttare la sua unicità per migliorare la comunicazione e instaurare un rapporto di fiducia.

Stare a casa per paura che il bambino abbia una crisi al supermercato o limitare le uscite con gli amici perché il piccolo non interagisce coi coetanei, non serve a nulla se non a peggiorare la situazione.

Spiegare sempre con precisione al bambino cosa si intende fare, come e per quanto tempo, può aiutare ad evitare il suo disappunto e lo fa sentire importante. Evitare di formulare frasi complesse, non dare troppe informazioni contemporaneamente e parlare lentamente lo aiutano anche nella comunicazione verbale e nella sua comprensione.

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