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La paralisi cerebrale infantile: cos’è e come riconoscerla

paralisi cerebrale infantile

Nella paralisi cerebrale infantile un’opportuna diagnosi e riabilitazione precoce  sono fondamentali per poter garantire al bambino una vita serena. Cerchiamo quindi di capire meglio in cosa consiste, perché si manifesta e come intervenire.

In cosa consiste la paralisi cerebrale infantile

La paralisi cerebrale infantile è una patologia neuromotoria che colpisce il movimento e la postura. Si tratta di un disturbo legato al sistema nervoso che è irreversibile ma non degenerativo. Ciò significa che con il passare degli anni non si assisterà ad eventuali peggioramenti della malattia.

Gli studi epidemiologici dimostrano che i casi più frequenti di bambini nati con la paralisi cerebrale riguardano i neonati che nascono prematuramente e quelli che alla nascita hanno un peso inferiore a 1500 grammi.

Questo specifico disturbo neurologico determina conseguenze negative nel coordinamento motorio e nella tonicità muscolare. Inoltre, risultano compromesse anche la percezione spazio-temporale, la postura e spesso anche la comunicazione.

Il danno motorio può essere anche associato a deficit intellettivi, ma la gravità del problema dipende da caso a caso.

Perché si manifesta la paralisi cerebrale in età infantile?

Le cause che determinano il manifestarsi della paralisi cerebrale in età infantile si devono ricercare in tre diverse fasi della vita del bambino: periodo prenatale, periodo post-natale e il momento del parto.

  • Periodo prenatale. In questa fase le condizioni di salute della mamma e le sue eventuali infezioni possono incidere fortemente sull’insorgere della paralisi cerebrale infantile del bambino che porta in grembo. Malattie come rosolia, toxoplasmosi, varicella e citomegalovirus sono le infezioni materne più a rischio che sono spesso associate a casi di paralisi cerebrale nei nascituri.
  • Periodo post-natale. Spesso la malattia neuromotoria può derivare da traumi subiti dal bambino subito dopo la nascita. Aver contratto nei primi mesi di vita infezioni come la meningite, l’itterizia in forma molto grave oppure l’encefalite virale può essere la causa della paralisi cerebrale. Anche un trauma a carico del cervello, come una caduta violenta in cui il bambino batte forte la testa, può provocare l’insorgere della malattia.
  • Periodo del parto. Durante il travaglio o il parto, eventuali complicazioni possono incidere negativamente sul bambino con conseguenze negative come la paralisi cerebrale infantile. Ictus fetale, carenza di ossigeno o un parto podalico possono essere tre probabili cause. Sono piuttosto frequenti i casi di bambini affetti da paralisi cerebrale infantile che sono nati prematuri o con un peso inferiore alla media e considerato particolarmente basso.

Tutte queste probabili cause possono essere determinanti per la formazione di alterazioni cerebrali che determinano un rallentamento nel processo di sviluppo del bambino.

I segni per riconoscere la paralisi cerebrale infantile

Il bambino in tenera età non è ancora capace di esprimere le proprie emozioni e i propri disagi fisici. In questi casi è opportuno che siano i genitori a osservare attentamente il proprio figlio per scorgere eventuali segni che possano essere associati alla paralisi cerebrale infantile.

I più comuni segni visibili nel bambino molto piccolo riguardano alcuni fattori:

  • Tono muscolare. Il bambino ha una tonicità muscolare piuttosto scarsa. Questa problematica gli causa anche una postura irregolare.
  • Movimento e coordinazione. Si nota nei movimenti del bambino un controllo ridotto che porta ad una motricità scoordinata.
  • Riflessi ed equilibrio. Il bambino ha dei riflessi molto rallentati e non riesce a mantenere un certo equilibrio.

Queste problematiche, dovute al danneggiamento del sistema nervoso, si riflettono nelle azioni quotidiane del bambino e limitano il suo normale sviluppo.

I bambini con paralisi cerebrale manifestano delle difficoltà a gattonare, sedersi e poi a camminare. Nei primissimi mesi di vita sembrano non avvertire i rumori molto forti e crescendo presentano grosse difficoltà anche a stare seduti correttamente.

A partire dal compimento del primo anno di vita cominciano a camminare con una strana andatura, detta a forbice, che fa leva sulle punte. Anche il linguaggio risente di questi disturbi e si nota un evidente ritardo nel loro sviluppo.

I sintomi della paralisi cerebrale infantile

Con la crescita, il bambino comincia a manifestare dei sintomi più specifici che sono sinonimo della manifestazione della patologia cerebrale.

I più frequenti sintomi della paralisi cerebrale infantile comprendono i problemi di deglutizione, l’apnea e dolori sparsi in tutto il corpo.

Il bambino dimostra di avere delle grosse difficoltà quando deve afferrare gli oggetti, mettere a fuoco qualcosa o ascoltare ciò che gli viene detto.

Questi sintomi possono interessare sia entrambe le parti del corpo, che un solo lato. Ciò dipende dall’emisfero cerebrale danneggiato.

Cosa fare se si notano queste difficoltà nel proprio bambino?

I genitori che scorgono nel loro figlio una o più di queste problematiche devono recarsi in un centro specializzato per effettuare i controlli del caso e avere una diagnosi più precisa.

Diagnosi e prevenzione

La paralisi cerebrale è un complesso di disordini che compromette le normali tappe della crescita di un bambino. È opportuno attenzionare sin da subito il problema per intervenire con le giuste terapie e migliorare la sua vita.

Diagnosticare la paralisi cerebrale infantile è possibile attraverso specifici esami condotti sull’osservazione del cervello. Parliamo di esami radiologici, come la risonanza magnetica e la TAC, e di esami di laboratorio, come i prelievi di sangue. Anche l’elettroencefalogramma aiuta a monitorare l’attività cerebrale per evidenziare dei problemi.

Prima di procedere con questi test cerebrali è opportuno che il medico faccia un esame obiettivo. Si indaga su tutti i segni e i sintomi manifestati dal bambino dalla nascita, con la collaborazione dei genitori. Quindi si cerca di individuare i probabili fattori di rischio legati alla gravidanza e al parto e si stila un quadro clinico per capire se si possa parlare o meno di paralisi cerebrale.

Si può parlare di diagnosi ma non di prevenzione. Purtroppo, anche se ci sono determinati fattori di rischio che incidono sulla probabilità che si manifesti la patologia, non esiste un metodo preciso per prevenirla.

Gli unici accorgimenti che i genitori possono avere quando sanno di aspettare un bambino, sono quelli di prestare attenzione a particolari condizioni. Si consiglia alle future mamme di fare tutte le vaccinazioni necessarie, di assumere uno stile di vita sano e di fare controlli medici frequenti.

I tipi di paralisi cerebrale infantile

Le manifestazioni della PCI sono diverse da persona a persona perché dipendono dalla gravità del problema e dall’area interessata.

Gli studiosi hanno elaborato delle vere e proprie classificazioni di paralisi cerebrali infantili che tengono conto sia della localizzazione dell’area coinvolta che delle caratteristiche anomale a livello motorio. Nel primo caso di parla di classificazione topografica, invece nel secondo di classificazione motoria.

Classificazione topografica della paralisi cerebrale infantile

A seconda della parte del corpo coinvolta, si può dare un nome preciso alla paralisi del bambino:

  • Emiplegia. Il danno cerebrale deriva da problemi che interessano uno dei due lati del corpo, sinistro o destro. In questi casi il bambino manifesta alcuni problemi relativi al linguaggio. È il tipo di paralisi meno grave e anche riuscire a camminare non necessita di fisioterapia.
  • Diplegia. Il problema riguarda i quattro arti, ma si concentra sugli arti inferiori. I bambini presentano un ritardo mentale di lieve o media entità e disturbi legati alla vista. L’abilità di camminare deve essere sollecitata attraverso l’uso di deambulatori o tutori ed è spesso molto difficoltosa.
  • Tetraplegia. Il disturbo coinvolge il tronco e tutti e quattro gli arti. Rappresenta il tipo di paralisi più grave. Il ritardo mentale è piuttosto evidente ed è associato a problemi sensoriali e problemi di deglutizione e linguaggio. Le difficoltà non riguardano soltanto la camminata, ma anche la facoltà di rimanere seduti nella corretta posizione.

Classificazione motoria della paralisi cerebrale infantile

A seconda delle caratteristiche specifiche del disturbo neurologico è possibile stabilire quale sia la forma della paralisi cerebrale che ha colpito il bambino:

  • Forma spastica. Si manifesta con una tonicità muscolare maggiore, ma associata ad una forte resistenza al movimento passivo.
  • Forma ipotonica. Il tono muscolare si presenta molto basso e il bambino è spesso caratterizzato da atteggiamenti molli. Si parla in questi casi di “bambino floppy”.
  • Forma atassica. Sono compromesse le funzioni di coordinazione e di equilibrio, con movimenti particolarmente imprecisi.
  • Forma distonica. I movimenti del bambino sono piuttosto lenti e disorganizzati. Si notano delle particolari movenze involontarie che però durante la notte, quando il bambino dorme, sono meno evidenti.
  • Forma mista. Comprende l’associazione contemporanea di una o più forme di paralisi cerebrale infantile.

Le conseguenze nella vita quotidiana del bambino e dei genitori

La vita quotidiana del bambino affetto da questa patologia neuromotoria è condizionata dal tipo di disabilità. Nei casi più lievi il bambino potrà svolgere le sue normali funzioni motorie e acquisire una certa indipendenza. Se il problema è più grave è necessario ricorrere a determinati ausili e all’aiuto di specialisti del settore.

La qualità di vita di questi bambini può essere migliorata con le opportune strategie e terapie individualizzate, come il metodo Bobath. Si richiede un approccio multidisciplinare, che coinvolga l’intervento di diverse figure mediche e la collaborazione dei familiari.

La riabilitazione dei bambini affetti da paralisi cerebrale infantile è essenziale per aiutarli a monitorare le loro difficoltà motorie, sia nella fase iniziale, per iniziare a camminare, che durante tutta la vita.

A seconda della gravità del problema si può associare la terapia riabilitativa ad un trattamento farmacologico oppure chirurgico.

Fisiatra, fisioterapista, neuropsichiatra, neuropsicomotricista e logopedista sono gli specialisti che possono aiutare il bambino nel suo percorso di crescita, perché possono fornirgli gli strumenti per permettergli di acquisire quelle abilità che lo rendono quanto più autonomo possibile.

I genitori hanno il dovere di collaborare con queste figure per assicurare un percorso univoco nello sviluppo del figlio. Questa collaborazione comprende anche la partecipazione dei genitori ad incontri di parent training per essere sostenuti psicologicamente ed essere aiutati ad affrontare le problematiche quotidiane che possono verificarsi.

Per conoscere meglio tuti i tipi di trattamenti e percorsi, fissa un colloquio gratuito al CMR e i professionisti del centro si metteranno a tua disposizione.

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