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Le paralisi infantili: il concetto Bobath

Il concetto Bobath è un approccio molto efficace in presenza di Paralisi Cerebrali Infantili (PCI), che rappresentano un disturbo persistente ma non progressivo della postura e del movimento. Queste disfunzioni sono dovute ad alterazioni della funzione cerebrale infantile prima che il cervello abbia completato il suo sviluppo.

La paralisi cerebrale infantile rappresenta l’esito di una lesione del sistema nervoso centrale, che comporta una perdita più o meno estesa di tessuto cerebrale.

Le manifestazioni della lesione sono caratterizzate prevalentemente, ma non esclusivamente, da un’alterazione delle funzioni motorie.

Le cause del disturbo

Il problema può avere avuto origine in epoca prenatale o postnatale, ma in ogni caso, nei primi 3 anni di vita del bambino. Questo periodo di tempo corrisponde al momento in cui vengono completate le principali fasi di crescita e sviluppo della funzione cerebrale nell’essere umano.

Il disturbo è definito persistente perché la lesione a carico del cervello non può guarire. La patologia però non tende al peggioramento spontaneo, perché non va incontro a fenomeni degenerativi.

Le manifestazioni della malattia, comunque, non sono fisse, perché i sintomi mutano nel corso del tempo e possono beneficiare di un trattamento riabilitativo o, nei casi più gravi, chirurgico.

Epidemiologia

L’incidenza della paralisi cerebrale infantile che nei paesi occidentali risulta stabile da alcuni anni, è di 2-3 casi ogni 1000 nati vivi.

Risulta più elevata nei bambini prematuri (in particolare sotto le 32 settimane di età gestazionale) e nei neonati inferiori a 1500 gr.

Classificazione

La classificazione più seguita a livello internazionale è basata su criteri che combinano la localizzazione topografica delle difficoltà motorie.

La classificazione in base alla sede del disturbo è la seguente:

  • Tetraplegia, disturbo del controllo motorio del tronco e dei 4 arti
  • Emiplegia, disturbo del controllo motorio di un emilato
  • Diplegia, disturbo del controllo motorio dei 4 arti ma prevalente agli arti inferiori
  • Triplegia, disturbo del controllo motorio di 3 arti
  • Monoplegia, disturbo del controllo motorio di un solo arto

Come possiamo definire il nostro lavoro e il nostro approccio con il concetto Bobath

“Il Concetto Bobath è un approccio sul modello del problem solving rivolto alla valutazione ed al trattamento di persone con disturbi della funzione, del movimento e del controllo posturale, causati da una lesione del sistema nervoso centrale” (IBITA 1996, Panturin 2001, Brock et al 2002, Raine 2006).

Questo approccio deriva dal lavoro di Berta e Karel Bobath e si è evoluto nel corso degli ultimi 50 anni.

Oggi possiamo definire l’approccio della Gestione Neuro-evolutiva come una tecnica basata sulla “valutazione clinica e il saper fare” per rispondere al bisogno prioritario e essenziale del bambino, tramite esperienza senso motoria in un contesto adeguato e di acquisizione di autonomie.

La qualità della valutazione clinica e dell’analisi del compito aiuterà il bambino a raggiungere, tramite il gioco, gli elementi fondamentali per avere una vita normale, evitando problemi ortopedici.

Il nuovo approccio, secondo la gestione Neuroevolutiva di Karel e Berta Bobath, si basa sulle ultime ricerche della neuroscienza moderna e del controllo motorio.Esso cambia il percorso stereotipato e prevedibile del bambino, per una libertà di scelta più grande, creando un’ambiente favorevole alla creatività propria del bimbo.

Il concetto Bobath lavora sulle potenzialità del bambino e sull’integrazione dei movimenti necessari per raggiungere lo scopo significativo.

L’attività propria del bambino permetterà di muoversi in un modo più facile e normale per arricchire il suo repertorio di possibilità adattative e per una maggiore integrazione nella la sua famiglia e nella società.

I genitori sono i protagonisti principali e importanti membri dell’equipe. Varie tecniche sono state sviluppate e modificate attraverso gli anni, dal 1943 ad oggi, per rispondere al meglio al cambiamento del quadro clinico del bambino

Cosa fare a scuola

Ecco alcune indicazioni pratiche per gli insegnanti:

  • Promuovere l’iniziativa del bambino e l’aspetto sociale
  • Favorire un buon allineamento del capo e del tronco in tutte le posizioni (supino, prono, seduto, in piedi): IGIENE POSTURALE
  • Posizionamento corretto e diversificato NON SEMPRE SEDUTO

Inoltre per favorire la relazione con gli altri, è molto importante stimolare l’interesse del bambino allo spazio a disposizione, proponendo delle situazioni ludiche che prevedano il coinvolgimento di:

  • Funzione visiva (aggancio visivo su persona/oggetto, inseguimento ed esplorazione dell’ambiente)
  • Comunicazione
  • Movimento (gioco corporeo, piacere nel venir mosso)

Per qualsiasi altro contesto, come casa, scuola, e luogo della terapia, bisogna cercare di tenere a mente alcuni concetti base:

  • Essere creativi
  • Essere motivanti
  • Variare il contesto e l’ambiente
  • Variare le richieste
  • Lavorare sulle potenzialità
  • Puntare alla maggiore autonomia raggiungibile dal bambino
  • Mirare al benessere fisico e psicologico del bambino

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