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Primo incontro con il logopedista: come affrontarlo serenamente

Il primo incontro con il logopedista desta sempre qualche preoccupazione nei genitori. Si domandano cosa accadrà all’interno dello studio, se verranno somministrati test difficili o noiosi e come riuscirà il bambino ad affrontare questo stress. Spesso le paure dei genitori vengono trasmesse ai bambini, rendendo l’approccio più difficoltoso. Per cancellare ogni ansia e preoccupazione, facciamo chiarezza e scopriamo insieme cosa accade durante il primo incontro di logopedia.

Primo incontro con il logopedista: l’obiettivo primario è l’empatia

Quando un bambino incontra il logopedista per la prima volta, è naturale che sia diffidente. Ha davanti a sé un estraneo e non sa bene cosa aspettarsi. L’obiettivo principale del logopedista è quello di creare un rapporto di empatia e farsi avvicinare dal bambino con naturalezza.

Cosa vuol dire esattamente empatia? È la capacità di comprendere cosa l’altra persona sta provando e partecipare alle sue emozioni. Si tratta di un’abilità sociale molto importante per un logopedista. Solo quando riesce a comprendere appieno lo stato d’animo del bambino, può buttare giù il muro di diffidenza e aiutare il piccolo a lasciare spazio alla sua spontaneità.

Durante i primi incontri con il logopedista, si cercherà quindi di instaurare un legame emotivo con il bambino e iniziare a comunicare con lui. A volte sarà una comunicazione fatta solo di gesti, sorrisi e gioco. In ogni caso si tratta di una fase fondamentale per trasmettere fiducia al bambino e metterlo pienamente a suo agio.

Giochi coinvolgenti e tanto divertimento

Una delle paure più frequenti di chi affronta il primo incontro con il logopedista, è quella di scontrarsi con esercizi didattici noiosi e ripetitivi. In realtà gli incontri sono sempre piacevoli e divertenti, perché è attraverso il gioco che il logopedista riesce ad “agganciare” il bambino. In queste prime fasi è importante che il bimbo si senta sereno e anche gli esercizi di impostazione dei suoni passano in secondo piano.

La terapia ha sempre un’impostazione ludica e mai noiosa. I giochi vengono scelti con l’obiettivo di acquisire determinate competenze, come l’ascolto, la capacità di imitazione e di saper strutturare un gioco di finzione. Col tempo tra il bimbo e il logopedista si instaurerà un bel rapporto di complicità, indispensabile perché il piccolo collabori attivamente.

Come il genitore può aiutare il bambino a vincere le sue paure

I genitori spesso non sanno che la terapia è impostata sotto forma di gioco e l’attesa del primo incontro con il logopedista viene vissuta con ansia. Queste preoccupazioni vengono trasmesse al bambino, che arriva impaurito al primo appuntamento.

Cosa può fare il genitore per aiutare il figlio a vincere le sue paure? La strategia migliore è parlare di quello che succederà. Potrà raccontargli che attraverso dei giochi divertenti imparerà cose nuove e non c’è niente da temere. Il genitore, che ha già conosciuto il professionista durante il primo colloquio gratuito, potrà anche parlargli del logopedista. Tutte le terapiste del CMR sono giovani e accoglienti e indossano dei camici colorati con le immagini di Topolino.

Quando il bambino scoprirà di cosa si tratta e chi lo accompagnerà in questo percorso, si sentirà molto più sereno. Appena arrivato al primo incontro con il logopedista, i sorrisi, le pareti colorate e i giochi cancelleranno ogni preoccupazione.

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