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Come trasformare la stereotipia in atto comunicativo

La stereotipia viene definita come una ripetizione invariata e costante di uno schema comportamentale rigido, apparentemente senza una funzione precisa. Spesso la stereotipia è presente nei disturbi pervasivi dello sviluppo e nelle sindromi, e sposta l’attenzione del bambino su alcuni diversi tipi di azioni.

Le stereotipie si classificano in:

  • Stereotipie motorie: movimenti delle mani, della testa e del corpo ripetuti
  • Stereotipie comportamentali: comportamenti che riguardano qualsiasi aspetto della vita quotidiana che vengono riproposti ripetitivamente
  • Stereotipie nella comunicazione: suoni, vocalizzi, parole o frasi che non hanno a che fare con il momento presente e che continuano
  • Stereotipie dei giochi: il bambino gioca sempre nello stesso identico modo
  • Stereotipie negli interessi: gli interessi appaiono ristretti e ripetitivi, focalizzati in uno o pochi ambiti specifici

È importante tuttavia tenere sempre in mente che ogni gesto, ogni movimento, ogni comportamento o intonazione della voce, sono il riflesso del nostro stato interiore e delle nostre emozioni.

Una stereotipia può essere sensibile al livello energetico e alle emozioni del bambino, ed essere molto più incisiva ed invasiva in uno stato di rabbia o agitazione, oppure meno accentuata in un momento di serenità.

Dietro, spesso, si cela anche il bisogno del bambino di diminuire e contrastare le ansie, le paure, le angosce ed i conflitti presenti in lui.

L’intervento terapeutico

In un gesto, in un suono o in un’azione che si ripetono, il bambino può cercare tranquillità e sicurezza, perdendo tuttavia in quel momento il contatto con l’ambiente che lo circonda.

È per tale motivo, importante trovare una strategia per trasformare quel comportamento in un momento di condivisione, all’interno di una comunicazione empatica in cui lasciare uno spazio al bambino per esprimere le proprie emozioni.

Ciò è fondamentale soprattutto quando la stereotipia contiene aspetti che ci parlano del bambino e del suo stato emotivo.

Con il supporto di un intervento terapeutico, si può aiutare il bambino a trasformare la stereotipia in un intento comunicativo volto a creare una relazione tra lui e il mondo esterno.

Diminuiremo così la frequenza di schemi comportamentali ripetitivi o quanto meno a far si che essi non ostacolino le attività quotidiane.

Che cosa offre la musica?

Pensando alle diverse possibilità che la musica offre per “variare” un tema iniziale, una terapia efficace per ridurre la rigidità delle stereotipie, è la musicoterapia.

In questo modo si crea un ambiente positivo e piacevole, in cui il bambino sperimenta e condivide varie esperienze sinestesiche che lo mettono in contatto con ciò che sa fare e soprattutto con ciò che lui è.

In tal modo si permette al bambino di canalizzare le proprie risorse personali, aumentando l’autostima del bambino e raggiungendo una miglior percezione di benessere. 

La musicoterapia

In una seduta di musicoterapia, uno degli obiettivi ricorrenti è partire proprio dai gesti e dai suoni che il bambino propone in modo stereotipato, affinché acquisiscano un nuovo significato comunicativo.

In quei gesti terapeuta e bambino devono incontrarsi, trovare un punto di contatto, e in questo modo si può provare a cambiare il ritmo, il tempo, l’intonazione e l’andamento all’uso della voce, del movimento e delle azioni del bambino.

In terapia la stereotipia non viene percepita come qualcosa di sbagliato, ma come un’energia da trasformare, un elemento a cui dare una forma e un’organizzazione che permetta di interagire con l’altro e far risuonare le proprie emozioni.

Ciò è possibile poiché il bambino viene coinvolto, non in modo passivo, ma attivamente nella relazione terapeutica tra sé, il musicoterapeuta e gli strumenti presenti in seduta, attraverso l’uso del suono, della musica e del corpo.

Tutti quegli aspetti del non verbale possono essere generalmente riconosciuti come mezzo fondamentale di intervento, soprattutto se non è ancora presente il linguaggio verbale.

Cosa fare?

La prima cosa che si può fare, è chiedersi cosa c’è dietro: se ne deriva un piacere sensoriale, se emerge a seguito di alcuni contesti e così via. È importante anche osservare i contesti, ambientali ed emotivi, in cui essa effettivamente compromette le attività svolte e rende la comunicazione difficile.

Se non sono comportamenti che creano situazioni di pericolo per il bambino, si può partire riproponendo le stereotipie noi stessi al bambino mentre le fa, quasi in un gioco di imitazione, per fargli sentire che quel suo comportamento risuona anche in noi.

In questo modo, anche se la stereotipia non sparirà del tutto perché, come detto, è una modalità di espressione di quel bambino, potremmo offrire nuove potenzialità che migliorino la qualità della vita senza ostacolare le attività quotidiane.

Per ammorbidire quei comportamenti rigidi e ripetitivi, è importante creare un ambiente piacevole, accogliente, che offra sicurezze e permetta di comprenderne le dinamiche.

La chiarezza è un elemento fondamentale per i bambini e di conseguenza anche l’aspetto della ritualità diviene importante, poichè permette di dare un ritmo a ciò che avviene, affinchè il bambino possa comprenderne la dinamica e condividere più serenamente le esperienze vissute, accettandone i cambiamenti proposti gradualmente.

“Il ritmo è la compresenza dinamica di forze contrastanti che rimangono in equilibrio.”

Bonardi G.

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