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Cos’è il mutismo selettivo e come intervenire?

Il mutismo selettivo è un disturbo complesso che rientra nei disturbi d’ansia in età evolutiva. Esso è caratterizzato dall’incapacità totale e persistente del bambino di parlare in alcuni contesti sociali da lui percepiti selettivamente come minacciosi (es. la scuola), nonostante il bambino abbia sviluppato competenze linguistiche adeguate alla sua età.

L’importanza dell’ambiente che circonda il bambino

Negli ambienti in cui sperimenta uno stato di benessere e sicurezza, il bambino risulta essere perfettamente in grado di parlare: difatti, nel contesto familiare, e spesso in presenza di (pochi) coetanei, il bambino ha un eloquio normale.

Il mutismo selettivo non è causato da disabilità intellettiva, disturbo del linguaggio, sordità o altri danni organici, ma è da considerare un disturbo d’ansia che si manifesta in genere al momento dell’ingresso alla scuola dell’infanzia o a quella primaria.

Non essere in grado di parlare in diversi contesti sociali e in presenza soprattutto degli adulti, non fa che far provare ancora più ansia al bambino, ripercuotendosi sulle attività quotidiane e sulle competenze sociali.

Sebbene sembra essere inflessibile e testardo, è importante tenere in considerazione che il bambino con mutismo selettivo non sta mettendo in atto comportamenti oppositori né cerca di attirare l’attenzione degli adulti, ma è sopraffatto da uno stato ansioso difficile da gestire che lo porta ad una condizione di mutismo.

Quando sospettare di mutismo selettivo

Comprendere quando il bambino può presentare mutismo selettivo non è facile. Anche se il disturbo sembrerebbe essere presente prima dei 5 anni, la diagnosi coincide con l’inizio della scuola, notando il persistere esclusivo di un atteggiamento non verbale dove è richiesto l’uso del linguaggio verbale.

Le figure di riferimento dei bambini con mutismo riportano di aver notato in loro, sin da piccolissimi, eccessiva timidezza, comportamenti di chiusura e il rifiuto di parlare in alcuni contesti, ma non è facile in quell’età distinguere il semplice tratto di timidezza dal fattore di rischio.

Spesso i bambini lamentano anche disturbi somatici; infatti, soffrendo d’ansia, sono spesso soggetti a somatizzazioni quali mal di pancia, nausea e mal di testa.

Affinché si possa sospettare l’emergere del disturbo, il problema deve essere continuativo e persistere nel corso dei mesi. In effetti, nell’inserimento nel nuovo contesto scolastico, un bambino può aver bisogno di un momento iniziale di ambientamento. Se l’atteggiamento di silenzio si prolunga nel tempo, è importante fare un accertamento, escludendo disturbi del linguaggio e centrare il problema presente.

Anche se spesso il mutismo selettivo rientra nel tempo, se tale condizione persiste per un ampio periodo, è inevitabile la compromissione del funzionamento scolastico e sociale, che altro non fa che aumentare l’ansia al bambino. È da considerare che nella maggioranza dei casi, in comorbilità al mutismo selettivo, è presente ansia e spesso fobia sociale con i relativi tratti tipici (rigidità muscolare, sguardo schivo o fisso nel vuoto, spalle e capo ricurvi). Per tale motivo i bambini appaiono estremamente volubili, con sbalzi d’umore importanti che possono andare da un atteggiamento arrabbiato a crisi di pianto.

I criteri diagnostici

I criteri diagnostici che permettono di comprendere se il bambino presenta mutismo selettivo sono:

  • Costante incapacità di parlare in situazioni sociali specifiche in cui ci si aspetta che si parli (per es. a scuola), nonostante si sia in grado di parlare in altre situazioni.
  • La condizione interferisce con i risultati scolastici o lavorativi o con la comunicazione sociale.
  • La durata della condizione è di almeno 1 mese (non limitato al primo mese di scuola)
  • Incapacità di parlare non è dovuta al fatto che non si conosce, o non si è a proprio agio con, il tipo di linguaggio richiesto dalla situazione sociale.
  • La condizione non è meglio spiegata da un disturbo della comunicazione (per es., disturbo della fluenza con esordio nell’infanzia) e non si manifesta esclusivamente durante il decorso di disturbi dello spettro dell’autismo, schizofrenia o altri disturbi psicotici.

Come intervenire?

Il trattamento deve essere finalizzato a lavorare in maniera sinergica per sostenere il piccolo nel diminuire l’ansia, rafforzare l’autostima, acquisire fiducia e maggior senso di sicurezza in presenza di altri, affinché possa riuscire a raggiungere buoni risultati, imparando a gestire situazioni di stress e sbloccando la persistenza di mutismo.

È molto importante intervenire a livello emotivo affinché il bambino, quando cresca, non presenti difficoltà a socializzare – fino ad istaurare una fobia sociale-, e non soffra di disturbi d’ansia che compromettano la qualità della vita e la realizzazione del sè.

La musicoterapia in questo caso offre un grande sostegno nell’imparare a gestire ed esprimere le proprie emozioni, a contenere l’ansia e a rafforzare la propria autostima. In parallelo permette di creare un canale di comunicazione molto forte che promuove in modo positivo il contatto con l’altro e faciliti la socializzazione.

L’importanza della musicoterapia

L’intervento musicoterapeutico con un bambino con mutismo selettivo trova i suoi fondamenti nel ruolo che la musica occupa nella sfera emotiva ed espressiva di un individuo. A livello neurologico la musica agisce sulle regioni che sono rilegate agli aspetti fisiologici e cognitivi delle emozioni, apportando delle modificazioni del livello di attivazione, affinchè i correlati neurofisiologici dell’ansia possano diminuire. Numerosi studi di neuroscienze infatti testimoniano come la musica – con specifiche caratteristiche e in relazione al significato soggettivo che un individuo gli attribuisce -, intervenga sull’aspetto emotivo.

Per tanto possiamo dire che la musica, opportunatamente usata da un musicoterapeuta, può offrire un contenimento delle emozioni che procurano ansia al bambino, lasciando un’esperienza positiva.

Inoltre il canale sonoro musicale e l’ambiente non giudicante, può offrire una base sicura su cui il bambino può scegliere se e come esprimersi, libero da giudizi e dal concetto di giusto e sbagliato. In quel suono il bambino può sentirsi riconosciuto e la musica realizzata da una forma alla sua identità. Non c’è un canone di giudizio, piuttosto una combinazione di dinamiche e aspetti musicali vicini allo stato emotivo del bambino in quel momento e delle sue caratteristiche personali. In tal modo la terapia permette al bambino di vivere gli aspetti positivi e gratificanti legati ad un elemento estetico, con forte impatto sull’autostima e sul senso di sicurezza, facendo sperimentare il piacere di condividere e comuncare con l’altro.

La musicoterapia come una lingua

Importante inoltre è la possibilità di trattare la musica come una lingua, intrinseca di una sua sintassi, una morfologia, un lessico e una prosodia. Ciò rafforzerebbe gli aspetti di una comunicazione nell’ambito non verbale, sostenendo un aumento generale della comunicazione. Nello specifico l’utilizzo nel canto della voce, primo canale di sintonizzazione nell’interazione diadica madre-bambino, e la risonanza dei neuroni specchio, sembrerebbe incrementare il contatto con l’altro. Poiché ciò avviene in un ambiente protetto, positivo ed edonico, si permette di incrementare il senso di fiducia nel bambino, favorendo il miglioramento del disturbo in trattamento.

Cosa possono fare gli insegnanti e cosa si deve evitare?

Nell’intervento multimodale, è importante l’aderenza dei genitori e degli insegnanti al piano terapeutico, affinchè si condividano le giuste strategie per permettere al piccolo di superare le sue ansie e sbloccarsi.

Prima di tutto è fondamentale EVITARE alcuni atteggiamenti che rischiano di rinforzare il mutismo selettivo ed incrementare lo stato d’ansia, come punire, contrattare (promettere un premio se il bambino parla), forzare a parlare e porre troppa attenzione all’importanza del parlare.

Cercando nella letteratura scientifica, Dow et al (1995) hanno indicato alcune linee-guida favorire un ambiente sicuro all’interno della scuola, in cui il bambino pian piano riesca a diminuire l’ansia e venga facilitato nel parlare.

  • Riduzione della paura: stimolare la relazione con i suoi coetanei senza forzare a parlare;
  • Necessità di stimolare la comunicazione non-verbale: ciò permette di aumentare la comunicazione generale, facilitando il contatto con i coetanei e rassicurando il bambino;
  • Migliorare l’interazione sociale: favorire i lavori in piccoli gruppi, preferire attività in cui non si richiede necessariamente di parlare ma che favoriscano la socializzazione, individuare i coetanei con cui il bambino possa più facilmente interagire e giocare durante la ricreazione;
  • Stimolare la comunicazione verbale: aderendo ad una collaborazione con i terapeuti che seguono i bambini, si può essere più consapevoli nel rinforzare il comportamento interattivo e comunicativo, al fine di favorire l’utilizzo del linguaggio verbale.
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