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Il ritardo dello sviluppo psicomotorio: cos’è e come riconoscerlo

ritardo dello sviluppo psicomotorio

Il ritardo dello sviluppo psicomotorio è una delle difficoltà infantili i cui sintomi sono abbastanza complessi e possono essere scambiati con i segni di altri disturbi legati alla prima infanzia e all’età scolare dei bambini. Nonostante si manifesti già nei primi anni di vita, una diagnosi certa può avvenire solo più tardi. Cerchiamo di comprendere gli aspetti di questo ritardo, per poterne riconoscere i segni precocemente.

La definizione di ritardo psicomotorio infantile

Il ritardo dello sviluppo psicomotorio rappresenta una mancata acquisizione delle abilità di carattere motorio, cognitivo, relazionale ed emotivo. Significa che il bambino non ha correttamente superato le normali fasi di sviluppo motorio e si trova in ritardo rispetto ai suoi coetanei.

Scarsa propensione al movimento, mancanza di iniziativa e poco interesse per l’ambiente circostante sono le componenti più evidenti in un bambino con un ritardo psicomotorio.

Le tappe dello sviluppo psicomotorio: dalla nascita ai sei mesi

In condizioni normali un bambino percorre determinate fasi che gli consentono di acquisire le abilità necessarie per un corretto sviluppo psicomotorio. Ogni età comprende il superamento di una fase specifica.

Uno sviluppo psicomotorio comprende l’acquisizione delle capacità legate alla postura, alla coordinazione, agli aspetti cognitivi, al linguaggio e alla socialità.

Quali sono queste tappe dello sviluppo psicomotorio? Impariamo insieme la loro sequenza per riconoscere eventuali segni di ritardo.

Solitamente un bambino attraversa queste fasi:

  • Dalla nascita ai due mesi. Il neonato non è ancora capace di compiere movimenti significativi, se non qualche tentativo di tenere la testa dritta per qualche secondo. Si comincia a sviluppare la visione periferica, in cui non riesce ancora a focalizzare gli oggetti o i volti delle persone.

 

  • Dai tre ai sei mesi. In questa fase il piccolo è capace finalmente di mantenere la testa dritta. Cominciano i primi riflessi volontari e il tentativo di afferrare gli oggetti. La visione diventa centrale e riesce a guardare le sue parti del corpo, come mani e piedi, seguendone il movimento. Si possono vedere i suoi primi sorrisi, quando davanti a lui ci sono dei volti familiari o qualcosa di piacevole, come un particolare peluche.

 Lo sviluppo psicomotorio dai sei ai dodici mesi

  • Dai sei ai nove mesi. Sono frequenti i tentativi di mettersi in piedi, ma riesce a farlo solo se qualcuno o qualcosa lo sostiene. Il bambino però riesce già a stare seduto e comincia a tenere in mano gli oggetti con maggiore stabilità. Inoltre riesce a trovare gli oggetti nascosti e prova un senso di insicurezza di fronte a volti sconosciuti.

 

  • Dai nove ai dodici mesi. Dapprima il piccolo comincia a gattonare e pian piano acquista la capacità di mettersi in piedi anche da solo e fare i primi passi. La deambulazione autonoma è accompagnata dall’acquisizione delle prime parole e dalla voglia di esplorare l’ambiente che lo circonda. È questa la fase in cui sperimenta nuove strategie e interagisce con l’esterno per comunicare le sue esigenze. Inizia anche una fase gestuale: il bambino saluta con la mano e manda baci.

 

  • Da un anno in poi. Il linguaggio si arricchisce e migliorano le capacità comunicative. Le abilità motorie gli permettono di camminare da solo, afferrare qualsiasi oggetto e cominciare a tenere il cucchiaio per mangiare da solo. Cominciano anche i comportamenti imitativi e i giochi simbolici. Adesso i bambini sono anche capaci di dire di no se non vogliono qualcosa, manifestando una propria volontà.

Ogni bambino attraversa queste tappe per raggiungere lo stadio finale in cui ha ormai acquisito le capacità motorie, cognitive e relazionali, ma ognuno con i propri tempi. Lo sviluppo è un processo individuale e come tale non può essere esattamente uguale per tutti. Se però vi sono dei notevoli ritardi rispetto a queste tappe evolutive, significa che è presente un problema.

Come riconoscere il ritardo dello sviluppo psicomotorio

Comprendere le fasi evolutive dello sviluppo psicomotorio permette di scorgere i campanelli d’allarme per riconoscere un ritardo psicomotorio.

Ecco alcuni segnali che facilitano un riconoscimento della difficoltà:

  • Il neonato all’età di tre mesi circa non riesce a controllare il movimento della sua testa e a tenerla dritta. Non sorride quando si trova davanti dei volti familiari e non segue il movimento degli oggetti con gli occhi.

 

  • Il bambino a partire dai quattro mesi è impassibile di fronte agli stimoli esterni e si presenta molto rigido nella postura. Non riesce a stare seduto correttamente e la testa tende a cadere all’indietro.

 

  • Verso gli otto mesi non riesce ancora a prendere gli oggetti e non ha sviluppato una delle forme linguistiche più importanti di questa fase di crescita, la lallazione.

 

  • Non è capace di gattonare e quando ci prova una parte del corpo viene trascinata. Neanche con un sostegno è capace di rimanere in piedi. Il linguaggio è talmente scarso che il bambino non parla e non riesce neanche a gesticolare.

 

Il riconoscimento di alcuni di questi segni evidenti di mancato sviluppo psicomotorio, deve spingere il genitore a recarsi dal pediatra per ulteriori delucidazioni. Successivamente sarà il medico di base a indirizzare verso un neuropsichiatra infantile per una prima valutazione neuropsichiatrica, in modo che si arrivi prima possibile ad una diagnosi accurata, per iniziare un trattamento terapeutico precoce.

L’analisi delle probabili cause

Nonostante le indagini sui diversi casi di bambini con ritardo dello sviluppo psicomotorio, non esiste ancora alcun dato certo sulle cause che lo determinano. Le ipotesi vengono fatte sulla base della caratteristiche di questi deficit, analizzando se sono più rilevanti a livello motorio o psicologico.

In caso di persistenza di ritardi delle capacità motorie si ipotizza un problema neurologico e si cominciano ad effettuare le indagini specifiche, come gli esami radiologici e cromosomici.

Non c’è ancora chiarezza sulle cause del ritardo psicomotorio, ma si pensa siano più frequenti quelle genetiche, ambientali e neurologiche.

Riuscire però a fare una diagnosi certa non è facile: bisogna indagare sul percorso di vita del bambino per escludere la presenza di altre patologie correlate e ipotizzare delle cause che inibiscono il normale sviluppo psicomotorio.

La diagnosi del ritardo dello sviluppo psicomotorio

Una prima diagnosi è effettuata dai genitori se riescono a riconoscere i segni di un ritardo psicomotorio infantile. È opportuno non sottovalutare il problema pensando sia solo un normale ritardo nello sviluppo di base e recarsi al più presto da uno specialista.

Il neuropsichiatra infantile è il medico che si occupa della diagnosi e del recupero nei casi di ritardo psicomotorio. Il suo ruolo è quello di accertare il problema attraverso diversi strumenti valutativi.

L’osservazione del bambino è la prima fase diagnostica e comprende un esame neurologico e l’osservazione. Il piccolo viene osservato nei suoi comportamenti spontanei e nelle situazioni in cui viene messo nella condizione di rispondere a degli stimoli precisi predisposti dal medico.

Gli strumenti di valutazione utilizzati dal neuropsichiatra infantile si avvalgono di scale di valutazione ed esami ben precisi. Si cercano inoltre le possibili cause nella vita del bambino e nell’ambiente in cui vive.

Un compito importante dello specialista è quello di informare i genitori sulle caratteristiche del ritardo psicomotorio infantile, per alleviare la loro preoccupazione e aiutarli a migliorare le condizioni di vita del figlio. Nei progetti di interventi sulle sue condizioni, è necessaria la collaborazione del neuropsichiatra infantile con altre figure specializzate in determinati settori.

Il recupero del ritardo psicomotorio è possibile attraverso un percorso terapeutico che permette di scegliere tra sedute di gruppo o individuali, le aree dove intervenire e gli obiettivi prefissati. Gli interventi neuropsicomotori si integrano con quelli logopedici, con la collaborazione attiva di genitori ed insegnanti del bambino.

Le conseguenze del ritardo neuropsicomotorio

Il ritardo dello sviluppo psicomotorio nei bambini, causa delle inevitabili conseguenze nell’acquisizione di altre abilità conoscitive e nel suo inserimento sociale e scolastico.

I dati statistici dimostrano che i casi di ritardo dello sviluppo psicomotorio nel tempo possono soffrire di altre problematiche correlate, come i disturbi della coordinazione motoria, disturbi della sfera linguistica e disturbi nell’apprendimento.

È opportuno intervenire precocemente per evitare di peggiorare la situazione prima che il bambino diventi più grande, perché già in età scolare avrà delle difficoltà nel suo percorso di apprendimento e di interazione con i compagni.

Anche le maestre sono inserite in questo percorso, per imparare a gestire al meglio la situazione nelle ore scolastiche e aiutare il bambino di avere dei progressi in ambito didattico. I docenti devono essere informati sulle caratteristiche del problema dell’alunno in difficoltà e attuare le giuste strategie educative.

Quando i bambini presentano un anomalo sviluppo psicomotorio, bisogna lavorare su diversi aspetti della sua vita, sia in casa che a scuola. Con un’azione globale è possibile ridurre le conseguenze nella sua vita da adulto e consentirgli di intraprendere delle attività alla sua portata, tenendo conto dei suoi tempi e delle sue difficoltà.

Se hai bisogno di conoscere meglio il percorso diagnostico e terapeutico, fissa un colloquio gratuito con gli specialisti del CMR e avrai tutte le risposte che cerchi. Ti aspettiamo!

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