La comunicazione verbale in apparenza è un’attività facile, ma se ci pensiamo bene coinvolge l’uso del sistema nervoso centrale, dei muscoli facciali, della lingua e dei denti. È quindi un’attività che richiede il coinvolgimento di varie strutture e la coordinazione di diversi movimenti necessari alla produzione verbale.

La disprassia verbale è un disturbo caratterizzato dalla difficoltà a coordinare i movimenti necessari a produrre suoni e formulare le parole. Dalla disprassia verbale si guarisce oppure no? Sebbene esistano diversi trattamenti per questa patologia, questa è una delle domande più comuni dei genitori.

L’obiettivo di questo approfondimento è rispondere a questa domanda e comprendere quali sono i margini di miglioramento e i trattamenti terapeutici più validi.

La disprassia in età evolutiva

Quando parliamo di disprassia evolutiva facciamo riferimento ad un disturbo che comporta difficoltà nella coordinazione motoria e che rende problematico il compimento di azioni quotidiane, come ad esempio parlare. Colpisce 6 bambini su 100 e interessa i maschi più spesso delle femmine.

La disprassia può manifestarsi in diverse forme, a seconda delle difficoltà che comporta. Si può trattare infatti di disprassia verbale, orale o motoria, e non sempre si tratta di situazioni che si sovrappongono tra loro.

Chi è affetto da disprassia orale ha difficoltà a coordinare labbra, lingua, palato e laringe, anche in assenza di comunicazione verbale. La disprassia verbale riguarda invece la coordinazione dei movimenti articolari ai fini della produzione di parole e frasi comprensibili. Si può avere disprassia orale senza quella verbale e viceversa.

La disprassia motoria, invece, è un disturbo della coordinazione motoria che rende difficili o impacciati alcuni movimenti, causando a volte dei problemi anche nella sfera sociale ed emotiva dei bambini.

Nonostante i progressi della scienza, non si conoscono al momento le cause della disprassia in età evolutiva. Sappiamo che in alcuni casi si tratta di disordini che non sono legati a problemi di tipo neurologico (disprassia primaria), mentre in altri casi la problematica è associata ad altre patologie di tipo neurologico, come ad esempio la sindrome di Down o la paralisi cerebrale infantile (disprassia secondaria).

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Dalla disprassia verbale si guarisce?

È bene precisare fin da subito che la disprassia verbale è una condizione patologica permanente, ma questo non significa che non ci sia la possibilità di ottenere dei miglioramenti nella produzione verbale delle parole e delle frasi.

Grazie a dei trattamenti mirati e precoci, è possibile alleviare i sintomi della disprassia e migliorare le condizioni generali e di conseguenza anche l’esperienza scolastica e le interazioni con gli altri. Tuttavia non esiste una terapia in grado di risolvere il problema al 100%.

In caso di disprassia verbale, non si può parlare di guarigione, ma di miglioramento dei sintomi, soprattutto quando la diagnosi arriva precocemente e il bambino ha l’opportunità di iniziare un percorso di riabilitazione con degli specialisti qualificati.

I trattamenti per la disprassia verbale

Dopo aver risposto alla domanda se dalla disprassia verbale si guarisce oppure no, vediamo  quali sono i trattamenti più utilizzati ed efficaci.

La strada più battuta per il trattamento della disprassia verbale è la terapia logopedica, che mira a guidare il bambino nella produzione dei suoni e supportare i suoi tentativi di comunicazione. In genere le sedute con un logopedista per bambini sono almeno bisettimanali e vanno accompagnate da un approccio integrato che prevede il coinvolgimento di genitori e insegnanti.

Per migliorare la coordinazione motoria può essere previsto anche il supporto di un TNPEE, ossia un terapista della neuropsicomotricità dell’età evolutiva, allo scopo di promuovere l’equilibrio e l’integrazione di competenze chiave in relazione all’età e alla patologia.

Tra le figure che possono partecipare al percorso di riabilitazione non manca neppure lo specialista in psicologia dell’età evolutiva. Si può trattare di un supporto psicologico per il bambino e per la famiglia oppure di una vera e propria terapia comportamentale.

I trattamenti per la disprassia verbale si possono anche associare all’uso della comunicazione alternativa aumentativa o di dispositivi di comunicazione assistita, in modo da fornire al piccolo degli strumenti ulteriori per comunicare in modo efficace.

A conclusione dell’iter diagnostico, il neuropsichiatra infantile non solo redige una diagnosi precisa, ma propone una serie di interventi terapeutici cuciti su misura in base alle esigenze del bambino disprassico.