In presenza di un disturbo del linguaggio espressivo, le capacità di espressione linguistica del bambino sono inferiori rispetto alla sua età, mentre le capacità di comprensione sono nella norma.
Tra i disturbi specifici di linguaggio si possono distinguere quelli che comportano difficoltà nella comprensione del linguaggio, quelli che invece incidono sulla sua produzione e quelli che hanno compromesse entrambe le aree. I disturbi del linguaggio espressivo rientrano nella seconda categoria.
In questo approfondimento scopriamo in cosa consiste questo disturbo, come si distingue dalle altre difficoltà di linguaggio, qual è il percorso diagnostico e quali sono i trattamenti consigliati.
Cos’è il disturbo espressivo del linguaggio
Il linguaggio espressivo è la capacità del bambino di esprimersi in modo appropriato rispetto alla sua età. Quando c’è un disturbo dell’acquisizione del linguaggio, questa capacità è invece marcatamente inferiore rispetto ai coetanei.
Secondo la classificazione dei disturbi del linguaggio dell’ICD-10, stilata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, le difficoltà linguistiche possono riguardare l’articolazione dell’eloquio (e quindi i suoni emessi), la comprensione linguistica e la produzione linguistica.
Il DMS-5 utilizza invece una classificazione diversa rispetta rispetta all’ICD-10 e comprende:
- Il disturbo del linguaggio;
- Il disturbo fonetico-fonologico;
- Il disturbo della fluenza in cui rientra la balbuzie infantile;
- Il disturbo della comunicazione sociale e della pragmatica.
Queste distinzioni non hanno solo uno scopo didattico, ma offrono agli specialisti delle utili indicazioni per arrivare ad una diagnosi precisa, allo scopo di individuare il programma terapeutico più adatto.

Sintomi del disturbo del linguaggio espressivo
I segnali del disturbo del linguaggio espressivo possono avere varie forme e manifestarsi in modo molto diverso da bambino a bambino. Per semplicità possiamo distinguere questi sintomi in 3 grandi aree:
- Area fonologica: il bambino ha difficoltà ad usare i suoni della lingua, infatti può sostituire alcuni suoni con altri (come nel caso del rotacismo), omettere dei suoni o parti di parole, prediligere un suono in particolare e pronunciare le parole in modo incomprensibile per il suo interlocutore.
- Area morfo-sintattica: il bambino commette degli errori nella concordanza tra nome, articolo e aggettivo, nella coniugazione dei verbi oppure omette soggetto, verbo od oggetto nella frase nucleare. La lunghezza e la complessità delle frasi possono risultare inadeguate rispetto all’età.
- Area lessicale: il vocabolario del bambino è ridotto, infatti può risultare difficile recuperare le parole.
Le difficoltà che abbiamo visto sono dei campanelli di allarme che suggeriscono di indagare sulle cause, allo scopo di arrivare ad una diagnosi precoce del disturbo linguistico.
Diagnosi del disturbo del linguaggio espressivo
Per diagnosticare un disturbo del linguaggio espressivo nel bambino le famiglie possono rivolgersi ad un neuropsichiatra infantile. L’iter diagnostico prevede una valutazione logopedica e psicologica e una serie di test standardizzati che hanno lo scopo di indagare 3 aspetti:
- la capacità di espressione linguistica del bambino;
- la capacità di comprensione del linguaggio:
- la presenza di eventuali deficit di tipo sensoriale (come l’ipoacusia), neurologico (come la paralisi cerebrale infantile o l’epilessia infantile), cognitivo (come la disabilità intellettiva), morfologico (come la labiopalatoschisi o labbro leporino), comunicativo e relazionale (come il disturbo dello spettro autistico).
La valutazione ha anche lo scopo di escludere che la difficoltà di linguaggio sia legata ad uno stato di deprivazione affettiva, a maltrattamenti oppure alla mancata o inadeguata esposizione al linguaggio.
Il processo di valutazione e diagnosi può prevedere anche più incontri, durante i quali il logopedista può combinare diversi strumenti:
- Questionari: la famiglia e in generale i caregivers del bambino offrono allo specialista una serie di informazioni che riguardano le abitudini linguistiche del piccolo negli ambienti frequentati abitualmente.
- Osservazione diretta: il logopedista si focalizza sul linguaggio del bambino nella sua spontaneità, in modo da avere indicazioni sulla qualità del livello linguistico.
- Test: lo specialista somministra al bambino dei test per valutare degli aspetti specifici del linguaggio e attribuisce alla performance un risultato numerico da confrontare con i livelli standard in base all’età.
Come trattare i disturbi espressivi del linguaggio
I trattamenti per il disturbo del linguaggio espressivo consistono in un percorso di riabilitazione logopedica. Durante gli incontri con il logopedista, gli esercizi proposti mirano a lavorare sulle aree del linguaggio che risultano compromesse.
Vengono fissati degli obiettivi che possono riguardare la sfera fonologica, fonetica, sintattica o lessicale. In base a questi obiettivi, il logopedista predispone un piano terapeutico che ha lo scopo di aiutare il bambino ad acquisire dei pattern corretti e arrivare ad una produzione adeguata di suoni, parole e frasi nei vari contesti di vita.
Il percorso prevede il coinvolgimento della famiglia, che può aiutare il bambino ad allenarsi, secondo le indicazioni del logopedista. Se necessario, il bambino riceve supporto anche nel percorso di studio, soprattutto quando le difficoltà linguistiche hanno ripercussioni sul rendimento scolastico.
L’importanza della diagnosi precoce
La diagnosi precoce è fondamentale per il trattamento efficace del disturbo del linguaggio espressivo. Identificare tempestivamente questo tipo di difficoltà permette di intervenire con programmi terapeutici mirati, che possono migliorare significativamente le abilità linguistiche del bambino.
Un intervento precoce, infatti, non solo facilita il recupero delle capacità di espressione, ma può anche prevenire conseguenze emotive e sociali legate alla frustrazione e alla difficoltà di comunicare.
Grazie al supporto di specialisti e all’aiuto dei familiari, il bambino ha maggiori possibilità di sviluppare una comunicazione efficace e di affrontare con serenità le sfide scolastiche e sociali.
Domande frequenti
Cos’è il disturbo del linguaggio espressivo?
È una condizione che limita la capacità del bambino di esprimersi verbalmente in modo chiaro e adeguato alla sua età, pur mantenendo una buona comprensione del linguaggio altrui.
Come si comporta un bambino con disturbo del linguaggio espressivo?
Un bambino con questo disturbo può avere difficoltà a costruire frasi, utilizzare un vocabolario limitato e fare errori grammaticali, oltre a mostrare problemi con la corretta articolazione dei suoni, rendendo le sue espressioni incomplete o difficili da capire.
Quali sono i principali disturbi del linguaggio?
Tra i principali disturbi del linguaggio troviamo il disturbo del linguaggio espressivo, il disturbo fonetico-fonologico, la balbuzie e i disturbi della comunicazione sociale e pragmatica.
Come facilitare l’eloquio dell’alunno che ha difficoltà ad esprimersi?
Si può facilitare l’eloquio dell’alunno incoraggiandolo a parlare senza fretta, utilizzando domande aperte e supportandolo con immagini, giochi linguistici e modelli di frase semplici e chiari.
Quando si fa la diagnosi del disturbo del linguaggio espressivo?
La diagnosi può essere fatta durante la prima infanzia, solitamente intorno ai 3-4 anni, quando emergono ritardi o difficoltà significative nell’espressione linguistica rispetto ai coetanei.










