- La morte di una persona cara è un’esperienza dolorosa e traumatica che tutti prima o poi si trovano ad affrontare. Le fasi del lutto nei bambini ripercorrono le stesse tappe vissute dagli adulti, ma con alcune specificità.
La perdita di una persona a cui il bambino era legato può comportare uno sconvolgimento del suo equilibrio emotivo. Il piccolo va quindi accompagnato lungo le varie fasi di elaborazione del lutto, in modo che possa adattarsi gradualmente e con i suoi tempi ad una nuova realtà, in cui diventa necessario accettare e accogliere le emozioni dolorose legate all’assenza della persona deceduta.
Conoscere le cinque fasi del lutto e come affrontarle può essere di grande aiuto per gli adulti che vogliono supportare il bambino in questo processo di cambiamento. In questo approfondimento vedremo anche quali errori evitare in questo momento delicato.
Le 5 fasi del lutto
Le fasi di elaborazione del lutto sono state oggetto di studi approfonditi da parte della psichiatra svizzera Elizabeth Kübler Ross. È un processo graduale e difficile, che può richiedere mesi o anni, infatti ogni persona reagisce al lutto in modo diverso.
La fase della negazione
La prima fase del processo è quella della negazione, in cui la mente si rifiuta di credere che la morte sia davvero accaduta. “Non è possibile”, “Ci dev’essere un errore” o “Non ci credo” sono delle frasi comuni per chi apprende per la prima volta della morte di una persona cara.
La negazione è un meccanismo di difesa dal trauma e non rappresenta debolezza o mancanza di coraggio. È la reazione più naturale alla perdita, attivata per proteggersi dal dolore e da tutte le conseguenze pratiche ed emotive legate al decesso.
È possibile che in questa fase si continui a cercare la persona che è venuta a mancare nei luoghi frequentati abitualmente. Si cerca un segno della sua presenza in luoghi, oggetti e persino nel silenzio.
Come aiutare i bambini nella fase della negazione
Gli adulti che sono vicini al bambino nella prima fase del lutto dovrebbero avere un atteggiamento onesto e sincero. Parlare, ascoltare e condividere le proprie emozioni può essere d’aiuto per accettare la morte e prendere consapevolezza che negare l’accaduto non servirà a cancellare il dolore.
Con tatto e delicatezza, sarà necessario spiegare al bambino cos’è la morte usando parole semplici e rassicuranti, tenuto conto della sua età e capacità di comprensione.
Partecipare al funerale o visitare il cimitero può aiutare il bambino a dare un senso di conclusione e tangibilità all’evento, riducendo la sensazione che la persona amata sia semplicemente “scomparsa”. Offrire un modo concreto per dire addio, può aiutare il bambino ad accettare che il defunto non tornerà.
La fase della rabbia
Una volta superata l’incredulità iniziale, può subentrare la fase della rabbia, in cui si sente la necessità di trovare un capro espiatorio a cui dare la colpa dell’accaduto. “È colpa mia”, “La vita è crudele” o “I dottori non lo hanno salvato” sono frasi che possono essere pronunciate in questa fase dell’elaborazione del lutto.
Dare la colpa a se stessi, ad altre persone, alla vita, o persino a Dio, è un modo per dare forma al profondo dolore che si prova. Ira, aggressività e cinismo sono reazioni comuni in questa fase del lutto.
La rabbia non va confusa col desiderio di vendetta o la cattiveria, ma è una reazione emotiva alla perdita del tutto naturale.
Come supportare i bambini nella fase della rabbia
Comunemente si ritiene che la rabbia sia un sentimento negativo, ma in realtà non esistono sentimenti negativi, da sopprimere o cancellare. La rabbia è un’emozione che va accolta, compresa e canalizzata, in modo che non sfoci nell’aggressività o nella violenza.
Anche nella fase della rabbia, il bambino in lutto deve sentirsi libero di manifestare le emozioni forti che sta vivendo. Covare la rabbia e sopprimerla, infatti, può avere effetti deleteri a lungo termine, perché alimenta un risentimento che può crescere nel tempo.
Per aiutare il bambino a esprimere la rabbia in modo sano, può essere utile proporgli attività creative come il disegno o il gioco simbolico, che permettono di canalizzare le emozioni senza reprimerle.
Quando gestire la rabbia del bambino diventa difficile o il piccolo si convince di essere colpevole della morte, la famiglia può cercare il supporto di un professionista. Uno psicologo dell’età evolutiva può facilitare l’elaborazione del lutto e dare un valido sostegno per comprendere e accettare le emozioni di questa fase difficile.
Anche se cercare un responsabile è una reazione comune al dolore, è importante far capire al bambino, con pazienza e dolcezza, che la morte fa parte del ciclo della vita e non sempre c’è una colpa o una spiegazione.
La fase della depressione
La fase della depressione è una delle più dure nell’elaborazione del lutto e consiste in una sensazione di vuoto incolmabile, disperazione e tristezza. È un periodo in cui possono presentarsi anche dei sintomi fisici, come disturbi del sonno, mancanza di appetito, irritabilità, dolore persistente, perdita di peso e mancanza di interesse per le attività quotidiane.
Una delle frasi tipiche che può pronunciare una persona in lutto in questa fase è “Niente e nessuno potrà mai colmare questo vuoto”. Inoltre può sentire l’esigenza di isolarsi e chiudersi nel proprio dolore, magari trascorrendo le giornate a piangere.
È una fase di alti e bassi, dove la tristezza profonda si accompagna ad una sensazione di precarietà, come se esistesse una forza esterna in grado di sconvolgere la vita e la quotidianità di ognuno.
Come aiutare i bambini nella fase della depressione
La depressione infantile è una condizione clinica che necessita del supporto di uno specialista in grado di supportare il bambino in questa fase di forte instabilità emotiva e comportamentale.
Anche i familiari possono aiutare il bambino ad attraversare questa fase difficile, in primo luogo condividendo le proprie emozioni con sincerità. Una condivisione spontanea può sollecitare il bambino a parlare di come si sente e aiutarlo a comprendere che si tratta di un dolore condiviso da tutta la famiglia.
È possibile coinvolgere il bambino in attività da svolgere con i familiari, come disegnare, leggere un libro o fare una passeggiata mentre si parla. Sono attività semplici che possono aiutare il piccolo a sentirsi parte di un gruppo che lo comprende e lo sostiene.
Spesso la morte è considerata un argomento scomodo di cui non si parla mai e manifestare il dolore è visto come un tabù. Censurare le emozioni di tristezza e disperazione è deleterio per un bambino in lutto. Non è facile da accettare, ma è necessario attraversare il dolore per superarlo.
La fase del patteggiamento
Durante il percorso di elaborazione del lutto, giunge una fase in cui si cerca di trovare un compromesso con il dolore, facendo un bilancio della situazione e prendendo decisioni che possono portare a una nuova progettualità.. “Adesso che è morto, dovrei…” Spesso iniziano così le riflessioni per nuovi progetti e decisioni, che si rendono necessari proprio a causa della morte della persona defunta.
È una reazione sana e naturale, un modo per trovare un equilibrio tra il dolore della perdita e la voglia di onorare il ricordo della persona amata. In questo modo, si cerca di dare un nuovo significato alla propria vita, trasformando la sofferenza in motivazione per andare avanti.
Così può accadere che si decida di portare avanti un progetto tanto caro al defunto, di fare un’esperienza che era stata programmata insieme o di iniziare una fase di cambiamento che si rinvia da troppo tempo.
La fase del patteggiamento segna il desiderio di tornare alla normalità, riprendere in mano la propria vita e darle significato. Si patteggia con la sofferenza, nel tentativo di tornare a vivere appieno.
Come sostenere i bambini nella fase del patteggiamento
La fase del patteggiamento è una reazione naturale e dimostra che il bambino sta reagendo alla sofferenza e inizia a guardare avanti. Progettare il futuro non significa dimenticare il defunto, ma onorare il prezioso dono della vita, mentre si porta nel cuore il ricordo della persona che è venuta a mancare.
Se ad esempio il bambino amava giocare a scacchi o andare a pescare con il nonno, dopo la sua morte può sentire il bisogno di portare avanti queste passioni. In questi casi è importante rispettare i suoi tempi e incoraggiarlo solo se è pronto. In alternativa, potrebbe aver bisogno di prendersi una pausa da quelle attività per non riaccendere il dolore. Anche in questo caso, il suo desiderio va accolto e rispettato.
Se invece la persona deceduta era solita aiutare il bambino con i compiti, è opportuno trovare qualcuno che la sostituisca. Parlare di queste decisioni con il bambino è importante, perché dopo la perdita diventa necessario ridisegnare la propria vita o la quotidianità.
I sensi di colpa possono rendere difficile il ritorno alla normalità, per questo è importante che il bambino venga rassicurato sul fatto che guardare avanti non significa dimenticare, ma onorare il legame con chi non c’è più.
La fase dell’accettazione
Nel percorso di guarigione dal lutto, la fase dell’accettazione è fondamentale, infatti si diventa consapevoli della perdita e si sperimenta un equilibrio emotivo del tutto nuovo. Non si tratta di una totale guarigione dal dolore, ma della consapevolezza che è possibile vivere in modo significativo mentre si convive col dolore.
“Scelgo di onorare la vita nonostante il dolore” è una frase che potrebbe essere pronunciata da chi attraversa la fase dell’accettazione del lutto. Si raggiunge una prospettiva più ampia sulla vita e sul futuro, perché si accetta che la morte è una parte inevitabile del ciclo vitale di ogni individuo
Anche in questa fase affiora il dolore e la tristezza, ma arrivano anche dei momenti in cui si riesce a sorridere per i ricordi di esperienze felici vissute con chi non c’è più. La tristezza non si cancella, ma diventa intermittente e lascia spazio a momenti di serenità.
Nella fase dell’accettazione si riprendono abitudini salutari prima trascurate, come ad esempio concedersi pasti sani, riposo e attività fisica regolare. Inoltre si coltivano di nuovo delle relazioni sociali significative.
Il ricordo della persona defunta resta sempre presente e si possono trovare dei modi per commemorare la sua memoria con piccoli rituali, come mettere dei fiori freschi accanto alla sua foto.
Come supportare i bambini nella fase dell’accettazione
La perdita di una persona cara può indurre il bambino a pensare che gli sarà impossibile vivere una vita piena e felice. Nella fase dell’accettazione, invece, il bambino accetta la morte del defunto come parte della sua nuova realtà e riesce a gestire i momenti di tristezza con il supporto di chi gli sta vicino.
Il ricordo di chi non c’è più, per quanto doloroso, può ispirare il piccolo a tenere comportamenti virtuosi e responsabili e dare il meglio di sé nelle sfide quotidiane. Sono propositi che vanno incoraggiati, perché rappresentano un modo sano per vivere il lutto e onorare la memoria del defunto.
Proporre al bambino di creare nuovi rituali o attività commemorative, come piantare un albero in memoria della persona cara, può essere un modo per aiutarlo a trasformare il dolore in un ricordo positivo, che illumini il suo percorso di vita.
Ricordiamo inoltre che gli adulti possono essere dei modelli per i bambini e mostrare loro che è possibile trovare pace pur portando il ricordo con sé. Così si incoraggia il bambino a fare lo stesso, dimostrandogli che accettare non significa dimenticare, ma trovare un nuovo equilibrio.
Gli errori da evitare nelle fasi di elaborazione del lutto
Metabolizzare il lutto è un percorso soggettivo che può avere tempi e fasi diverse. Non è detto che le fasi si presentino nello stesso ordine in cui le abbiamo presentate, perché ogni persona reagisce al dolore della perdita in modo unico.
Per facilitare l’elaborazione del lutto nei bambini è importante evitare degli errori. Vediamo brevemente quali sono.
1# Minimizzare il dolore
Frasi come “Non è poi così grave” o “Supererai presto questa tristezza” possono far sentire il bambino incompreso o giudicato. Il dolore va riconosciuto e validato, senza sminuire i suoi sentimenti, per quanto possano sembrare esagerati agli occhi di un adulto.
2# Nascondere la verità
Spesso, per proteggere il bambino, gli adulti tendono a usare frasi come “È andato via” o “Sta dormendo”. Tuttavia, questi eufemismi possono confondere il bambino e rendere ancora più difficile accettare la realtà della morte. È meglio spiegare la verità in modo semplice e adeguato all’età, senza lasciare spazio a false speranze.
3# Evitare di parlare della persona defunta
Alcuni credono che parlare del defunto possa riaprire ferite dolorose, ma evitare del tutto l’argomento può trasmettere al bambino l’idea che i suoi sentimenti siano inappropriati o che il ricordo della persona cara sia un tabù. Invece, raccontare storie, condividere ricordi e incoraggiare il bambino a esprimere i propri pensieri può essere terapeutico.
4# Reprimere le emozioni
Dire al bambino frasi come “Non piangere, sii forte” può fargli credere che sia sbagliato mostrare il proprio dolore. Ogni emozione è legittima e va accolta, anche se può sembrare difficile da gestire. I bambini hanno bisogno di sentirsi liberi di esprimere le proprie emozioni senza paura di essere giudicati.
5# Forzare il bambino a “superare” il lutto in fretta
Il lutto non ha una scadenza e ogni bambino ha bisogno dei propri tempi per affrontarlo. Evitare di dire cose come “Devi andare avanti” o “Ormai è passato tanto tempo” può aiutare il bambino a vivere il proprio dolore senza pressioni esterne. Lasciargli spazio per elaborare la perdita è fondamentale per una guarigione autentica.
6# Non chiedere aiuto quando necessario
A volte, nonostante gli sforzi della famiglia, il bambino può manifestare difficoltà persistenti nell’affrontare la perdita, come ansia, isolamento o sintomi fisici legati al lutto. In questi casi, rivolgersi a uno psicologo può fare una grande differenza, permettendo al bambino di elaborare il dolore con il supporto di un professionista.
Essere presenti e pronti ad ascoltare, senza giudicare, è il modo migliore per sostenere un bambino che sta attraversando il dolore della perdita. L’amore e la pazienza degli adulti possono fare la differenza nel suo percorso verso la serenità.
Domande frequenti
Quali sono le fasi di elaborazione del lutto?
Le fasi dell’elaborazione del lutto includono: negazione, rabbia, patteggiamento, depressione e accettazione. Tuttavia, queste fasi non seguono necessariamente un ordine lineare, poiché ogni persona vive il lutto in modo unico. La comprensione di queste fasi aiuta a riconoscere che il dolore e le emozioni mutevoli sono parte del processo.
Che ruolo ha oggi la ritualità nell’elaborazione del lutto?
Oggi la ritualità, come funerali o commemorazioni, offre un’occasione per onorare la memoria del defunto e condividere il dolore con la comunità. Questi momenti possono aiutare a dare un senso alla perdita, consentendo alle persone di esprimere apertamente il proprio dolore e di avviare il percorso di guarigione emotiva.
Quanto dura l’elaborazione del lutto?
La durata dell’elaborazione del lutto varia da persona a persona e non esiste un tempo prestabilito. Per alcuni può durare mesi, per altri anni. Dipende dalla natura del legame con il defunto, dalle circostanze della perdita e dalle risorse emotive di chi lo affronta. Ogni percorso è unico e personale.
Come reagiscono i bambini al lutto?
I bambini possono reagire al lutto in modo diverso rispetto agli adulti. Possono manifestare tristezza, rabbia, confusione o ansia, ma talvolta alternano momenti di apparente normalità al dolore. Le reazioni variano a seconda dell’età e della comprensione della morte. È importante osservare i loro comportamenti e ascoltarli.
Come aiutare il bambino nell’elaborazione del lutto?
Per aiutare un bambino a elaborare il lutto, è essenziale parlare apertamente della morte in modo chiaro e onesto, rispettando la sua età. Offrire sostegno emotivo, ascoltare le sue paure e incoraggiarlo a esprimere i propri sentimenti è fondamentale. La routine quotidiana può dare stabilità durante questo periodo difficile.
A quale età si inizia a capire la morte?
La comprensione della morte evolve con l’età. I bambini piccoli (sotto i 5 anni) vedono la morte come temporanea e reversibile, mentre dai 6-9 anni iniziano a capire che è permanente ma possono avere idee confuse. Solo verso i 10 anni sviluppano una comprensione più realistica della morte come processo irreversibile e universale.








