PECS autismo: la comunicazione per immagini

Indice

Quando si parla di PECS autismo si fa riferimento al metodo PECS, pensato per supportare con le immagini chi ha una scarsa capacità di comunicare. Inizialmente la strategia PECS venne utilizzata per sollecitare la comunicazione di pazienti autistici, ma risulta efficace in presenza di diverse difficoltà fisiche, cognitive e comunicative.

Questo metodo che utilizza le immagini rientra nell’approccio della comunicazione aumentativa alternativa (CAA), perché aiuta a comunicare chi non ha ancora un linguaggio verbale.

Dalla lettura di questo approfondimento scoprirai come funziona il metodo PECS, quali sono le sue fasi, quando può essere utile, come iniziare e quali sono gli errori da non commettere.

Metodo per l’autismo PECS: cos’è e come funziona

Il metodo PECS (Picture Exchange Communication System) è stato creato negli Stati Uniti da Andrew Bondy e Lori Frost e in un primo tempo fu testato su pazienti autistici in età prescolare. I risultati ottenuti sono stati sorprendenti, infatti il metodo si è poi diffuso in tutto il mondo.

La strategia della comunicazione per immagini PECS si basa sul Comportamento Verbale di Skinner, che ha posto le basi per l’analisi comportamentale applicata e il metodo ABA. Uno dei punti di contatto tra il metodo PECS e il metodo ABA è il concetto di rinforzo, che viene utilizzato come leva per ottenere un comportamento desiderato.

Quando il paziente adotta un comportamento desiderato, viene premiato ad esempio con un giocattolo gradito o il cibo preferito. Si può valutare di utilizzare anche un rinforzo sociale, come un abbraccio o un “batti cinque”, molto efficace nella token economy.

Una delle condizioni per l’applicazione del metodo PECS è la presenza di preferenze personali, in merito ad esempio ai giochi, al cibo o alle attività. Queste preferenze saranno il punto di riferimento per la scelta del rinforzo.

La seconda condizione richiesta dal metodo è che il paziente sia un comunicatore intenzionale. Significa che il bambino autistico deve essere consapevole della necessità di comunicare ciò che desidera. Un bambino che indica ciò che vuole o porta l’adulto verso l’oggetto desiderato, ad esempio, è un comunicatore intenzionale.

Il metodo PECS ruota attorno all’utilizzo delle immagini per comunicare. Si può trattare di fotografie o immagini disegnate di oggetti o attività, da custodire in un raccoglitore, dove ogni immagine può essere attaccata e staccata col velcro per un utilizzo più pratico.

A chi è rivolto il metodo PECS?

L’efficacia del metodo PECS per l’autismo non esclude che questa strategia possa essere usata anche per favorire la comunicazione in presenza di altre patologie che rendono difficoltosa la comunicazione verbale, come i disturbi del linguaggio espressivo.

Il metodo è adatto per supportare chiunque presenti limitazioni nel linguaggio, come persone con sindrome di Down, disabilità intellettive o altre condizioni che possono ostacolare la comunicazione verbale.

Grazie alla sua flessibilità, il PECS può essere adattato a vari livelli di abilità comunicative, dai principianti assoluti a coloro che sono già in grado di utilizzare frasi brevi. Il sistema è spesso usato nei contesti educativi e terapeutici, ma può essere implementato anche a casa dai caregiver, diventando così un supporto per migliorare l’autonomia e la qualità della vita dei bambini e degli adulti con difficoltà di comunicazione.

metodo pecs autismo

Le 6 fasi del metodo PECS

Per utilizzare il metodo PECS è necessario adottare un approccio graduale, scandito in 6 diverse fasi. Ogni fase permette di consolidare le abilità acquisite nella fase precedente e aggiungerne di nuove. Vediamo nel dettaglio in cosa consistono le 6 fasi.

Fase 1: lo scambio fisico

Nella prima fase il bambino impara a consegnare le immagini per ottenere l’oggetto desiderato. Questa fase prevede la presenza di due adulti: il facilitatore, che aiuta il bambino a prendere e consegnare l’immagine, ma senza suggerimenti verbali; l’interlocutore o partner comunicativo, che riceve l’immagine e premia il bambino con l’oggetto desiderato.

È importante che il partner comunicativo non prenda la carta con l’immagine dalle mani del bambino, ma aspetti di riceverla. Finché non viene offerta l’immagine, la comunicazione verbale dev’essere ridotta al minimo. Dopo la consegna dell’immagine il partner comunicativo può anche rispondere, ad esempio dicendo “Oh, vuoi la macchinina? Eccola!”.

Fase 2: distanza e persistenza

La seconda fase serve a generalizzare la competenza appresa in diversi contesti e con persone diverse. Anche in questa fase il facilitatore può essere di supporto per il bambino.

Il bambino apprende inoltre una competenza in più rispetto alla prima fase, ossia impara a prelevare la carta con l’immagine del raccoglitore prima di consegnarla al partner comunicativo.

In questo stadio del metodo PECS si aggiungono le difficoltà della distanza (ad esempio il partner interlocutore può trovarsi in un’altra stanza) e della persistenza (il partner comunicativo sta facendo altro e presta attenzione al bambino solo dopo la consegna della carta).

Fase 3: la discriminazione delle immagini

Nella terza fase il bambino impara a scegliere l’immagine di suo interesse tra due o più scelte. L’uso di un raccoglitore per le immagini è una scelta pratica, soprattutto se è dotato di velcro per staccare le singole carte con facilità.

L’approccio è sempre graduale, infatti all’inizio la scelta sarà tra 2 sole immagini e poi si potrà aumentare gradualmente il numero. La ripetizione degli scambi aiuterà nel frattempo a consolidare le competenze già acquisite.

Fase 4: la costruzione di frasi semplici

In questa fase il bambino impara a strutturare una frase semplice per comunicare ciò che desidera. In particolare impara ad utilizzare l’immagine “Voglio” seguita dall’immagine dell’oggetto o dell’attività desiderata.

L’apprendimento della costruzione della frase semplice è un altro mattoncino che va ad aggiungersi alle competenze già acquisite. Al tempo stesso rappresenta anche la base per l’apprendimento di competenze più complesse che il bambino imparerà nelle basi successive.

Fase 5: rispondere a domande

Nella quinta fase la comunicazione diventa più complessa, infatti il bambino impara a rispondere alla domanda “Cosa vuoi?”. Il bambino risponderà con l’immagine più appropriata, scelta tra quelle presenti nel raccoglitore.

Questa è una competenza chiave per ridurre i comportamenti problema, infatti quando il bambino autistico riesce a comunicare ciò che vuole, si riduce la frustrazione e il comportamento disfunzionale che a volte ne consegue.

Fase 6: commentare

Nella sesta e ultima fase il bambino impara a commentare ciò che vede o sente. Il partner comunicativo può chiedere ad esempio “Cosa vedi?” e il bambino è guidato a rispondere con la consegna dell’immagine più appropriata.

Il bambino impara quindi a fare dei commenti descrittivi e comunicare ad esempio “Questo è… un cane”. La comunicazione diventa più ricca e le frasi più complesse e articolate, ma costruite con la necessaria gradualità.

I benefici del metodo PECS autismo

Il vantaggio più rilevante del metodo PECS per i bambini autistici o con difficoltà nella comunicazione verbale è quello di sviluppare delle competenze comunicative e relazionali. Invece di restare chiuso nel suo mondo interiore, il bambino impara gradualmente a interagire con le altre persone in modo sempre più efficace.

Le accresciute capacità comunicative aiutano il bambino ad essere più autonomo, perché riesce a generalizzare questa forma di comunicazione anche in contesti diversi dalla famiglia e dalla scuola. Inoltre quando comunica ciò che desidera, evita la frustrazione di non essere compreso.

La comunicazione col metodo PECS può contribuire anche a favorire le relazioni sociali e l’integrazione scolastica. Le immagini per comunicare diventano un ponte tra il bambino e le altre persone, a cui si può abbinare il pairing per consolidare la relazione con il bambino.

Dubbi più comuni sul metodo PECS

Uno dei dubbi più frequenti sul metodo PECS riguarda lo sviluppo delle abilità di comunicazione verbale. Spesso i genitori credono che l’uso delle immagini scoraggi il bambino a usare la voce per comunicare.

In realtà l’esperienza ha dimostrato l’esatto contrario, infatti i bambini che usano il metodo PECS spesso imparano anche a parlare. Inoltre in una fase avanzata del percorso, è possibile integrare il PECS con l’uso dei VOCAs (Vocal Output Communication Aids), che possono aiutare nella transizione dalla comunicazione per immagini alla comunicazione vocale.

Un’altra preoccupazione riguarda la difficoltà a slegare la collaborazione del bambino dal rinforzo. Si tratta di un processo graduale ed è fondamentale che l’uso del metodo PECS sia vissuto dal bambino come un momento ludico e divertente, che lo incentiva alla partecipazione.

Come iniziare con il metodo PECS autismo

Il metodo PECS è stato oggetto di studi e ricerche da tutto il mondo, infatti è consigliato iniziare con il supporto di un logopedista o un terapista specializzato nei disturbi dello spettro autistico.

Sarà il terapista a guidare la famiglia all’uso graduale del metodo PECS, in modo che anche i caregiver adottino questa strategia di comunicazione sulla falsariga del lavoro già impostato dal logopedista.

Per iniziare è necessario dotarsi di un raccoglitore con le immagini PECS, che si può costruire in modalità fai da da te, con immagini e foto, oppure acquistare già pronto. Il terapista saprà di certo consigliare la soluzione migliore.

Come evitare gli errori più frequenti

Uno degli errori più comuni delle famiglie che usano il metodo PECS è la fretta. Come ripetuto, la gradualità è la chiave. Le fasi vanno seguite nell’ordine corretto e non è consigliabile passare alla fase successiva senza che abilità da sviluppare nella fase precedente siano già state acquisite.

Questo non significa che il metodo PECS non si possa in alcun modo modificare. Si tratta infatti di una strategia flessibile e adattabile. Per ottenere il massimo in termini di risultati è consigliabile rispettare il protocollo delle prime 3 fasi e solo dopo valutare se proseguire con il PECS o passare ad un programma di intervento CAA tradizionale.

Rispettare i tempi del bambino è fondamentale, infatti ognuno apprende le nuove competenze comunicative alla sua velocità. Per completare il programma possono essere necessari mesi o anni, quindi è importante avere pazienza e supportare l’apprendimento delle abilità di comunicazione in modo attivo. 

Conclusioni

Il metodo PECS si è rivelato uno strumento prezioso per aiutare le persone nello spettro autistico e con altre difficoltà comunicative a sviluppare competenze fondamentali. Grazie alla comunicazione per immagini, i bambini acquisiscono la capacità di esprimere i propri bisogni e pensieri, aumentando l’autonomia e riducendo la frustrazione.

Con il supporto di logopedisti e terapisti specializzati, le famiglie possono applicare il PECS in maniera efficace, seguendo le fasi graduali e rispettando i tempi di apprendimento di ciascun bambino. Anche se richiede pazienza, il metodo PECS rappresenta un valido alleato nel percorso verso una comunicazione più ricca e completa.

Domande frequenti

Cosa sono le PECS autismo?

Le PECS (Picture Exchange Communication System) sono un metodo di comunicazione visiva pensato per aiutare le persone con autismo e altre difficoltà comunicative a esprimersi attraverso l’uso di immagini. Questo sistema permette di migliorare le abilità di comunicazione, facilitando la comprensione reciproca tra il bambino e le persone intorno a lui.

Come usare le PECS autismo?

Per utilizzare le PECS, si inizia con l’insegnare al bambino a consegnare un’immagine dell’oggetto desiderato per ottenerlo. Con l’aiuto di un logopedista, il sistema si sviluppa in sei fasi, passando gradualmente dallo scambio semplice di immagini alla costruzione di frasi più articolate.

Come funziona il metodo PECS?

Il metodo PECS funziona attraverso sei fasi di apprendimento. Si parte dal semplice scambio di immagini per indicare un desiderio e si prosegue con la costruzione di frasi e risposte più complesse. Ogni fase consolida le competenze precedenti, facilitando l’interazione e la comprensione dei bisogni comunicativi del bambino.

Che differenza c’è tra PECS e CAA?

Il PECS è un tipo di CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa), un approccio che utilizza strumenti e strategie per migliorare la comunicazione nelle persone con difficoltà verbali. Mentre la CAA include una varietà di metodi, come gesti o dispositivi elettronici, il PECS si concentra sull’uso delle immagini per facilitare la comunicazione.

Quante sono le fasi del PECS?

Il metodo PECS comprende sei fasi, ciascuna delle quali introduce nuove abilità. Si va dallo scambio fisico di un’immagine all’apprendimento della costruzione di frasi e del commento di eventi, aumentando così la complessità della comunicazione in modo graduale.

Dove trovare immagini PECS?

Le immagini PECS possono essere reperite online su siti specializzati, acquistando kit pronti all’uso o creandole in modalità fai da te. Spesso i logopedisti e i terapisti possono consigliare le risorse migliori o fornire materiali già pronti per l’uso.

Come comunica un autistico non verbale?

Un autistico non verbale può comunicare attraverso vari mezzi, come il linguaggio dei segni, i gesti, le immagini (come nel metodo PECS) e dispositivi di comunicazione assistiva. Questi strumenti aiutano a esprimere bisogni, emozioni e pensieri, promuovendo l’autonomia e riducendo le frustrazioni dovute alla mancanza di linguaggio verbale.

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